SOSTEGNO AL CENTRO DI CULTURA ECOLOGICA-ARCHIVIO AMBIENTALISTA
Con l’occasione degli auguri,
http://www.facebook.com/search/?q=centro+cul&init=quick#/group.php?gid=249447689516&ref=ts
ricordo anche che è importante far girare l’appello (il testo è qui: <http://www.centrodiculturaecologica.it/home/node/399>; il file PDF è qui: <http://www.centrodiculturaecologica.it/home/files/APPELLO%20per%20il%20Centro%20di%20Cultura%20Ecologica%20di%20Roma.pdf>), invitare a iscriversi al gruppo FB e a leggere i materiali.
Le firme raccolte al momento sono quasi 1500. Le prime 1000 firme sono state consegnate al sindaco di Roma il 21 dicembre insieme a una lettera. Si segnala una rilevante partecipazione del mondo associazionistico e della comunità scientifica. Le consegne proseguiranno di 500 in 500. Cerchiamo di chiudere in fretta la seconda consegna arrivando a 1500!L’elenco dei firmatari, insieme al riepilogo della vicenda, agli aggiornamenti e ai materiali completi, si trova qui: <http://www.centrodiculturaecologica.it/home/node/403>
Aggiornamenti del gruppo FB. Nella sezione foto trovate, tra l’altro, la lettera di “sfratto” del Comune (4 dicembre), i comunicati stampa sulla mobilitazione emessi nei giorni 16, 18 e 21 dicembre e la lettera al sindaco del 21 dicembre che ha accompagnato la prima consegna di firme.
Infine due parole sul CCE. Il Centro di Cultura Ecologica-Archivio Ambientalista del Parco di Aguzzano, Roma, ha reso disponibile alla cittadinanza la Biblioteca “Fabrizio Giovenale”, conserva e rende disponibile agli studiosi il patrimonio documentale dell’Archivio Ambientalista (tra cui il “Fondo Fabrizio Giovenale” che ha ottenuto il riconoscimento di “interesse storico particolarmente importante” dal MIBAC-Soprintendenza Archivistica per il Lazio), organizza convegni scientifici, svolge programmi di didattica ambientale concordati con gli Istituti scolastici dei Municipi IV e V, organizza l’annuale “Festival Audiovisivo della Biodiversità“, ospita mensilmente il Mercato dei prodotti agricoli biologici, realizza il progetto “Orti Urbani” ed è sede di una struttura didattica unica nel suo genere, il “Laboratorio di scavo paleontologico” (qui <http://www.youtube.com/watch?v=bE_Y4tadKo0> un video, realizzato dal sottoscritto, su una delle tante iniziative promosse e ospitate dal CCE). A fronte di tutto ciò il Comune di Roma ha sospeso i contributi che, per convenzione, era tenuto a erogare, perciò dal 2008 il CCE è costretto a svolgere le proprie attività ricorrendo al volontariato e a risorse anticipate spontaneamente. Ora la richiesta da parte della nuova Amministrazione comunale di restituire la struttura, con anni di anticipo sul previsto. Cerchiamo di impedirlo.
Michele Citoni
Tags: CENTRO DI CULTURA ECOLOGICA-ARCHIVIO AMBIENTALISTA
Auguri da Alfonso Pascale
Carissimi,
anche quest’anno ho provveduto ad aggiornare il sito www.alfonsopascale.it coi miei articoli, interventi e pubblicazioni del 2009.
Vi invio i migliori auguri di Buon Anno.
Alfonso Pascale
Articoli
Agricoltura, caporalato e nuove schiavitù
Da “Decanter” n. 4 dicembre 2008
Religiosità e agricoltura in Sereni e Rossi-Doria
Da “Alfonso Pascale’s Notes Facebook” 19 gennaio 2009
Monococco, grano antico che chiede futuro
Da “www.teatronaturale.it” n. 3 – 24 gennaio 2009
Di Vittorio tra mito e realtà
Da “Alfonso Pascale’s Notes Facebook” 18 marzo 2009
Leopardi a tavola ovvero del piacer del cibo
Da “Ragioni socialiste” n. 5/6 maggio-giugno 2009
Il Partito Democratico non riesce a riprendersi
Da “l’albatros” n. 2 aprile-giugno 2009
Bene “merito e bisogni”. Ma anche i bisogni “assoluti”?
Da “www.libertaeguale.com” 5 luglio 2009
Gorgona, un carcere “aperto” dalla forte impronta rurale
Da “www.teatronaturale.it” n. 27 – 11 luglio 2009
Rosso antico. Una storia di vita e un bilancio politico
Da “www.reteroserossepd.ning.com” 9 agosto 2009
Guido Spera, un agronomo-artista al servizio della modernizzazione
Da “www.teatronaturale.it” n. 30 – 5 settembre 2009
Un patto tra credenti e non credenti che superi il Concordato
Da “Alfonso Pascale’s Notes Facebook” 7 settembre 2009
Coi concetti di urbano e rurale non si riscopre il senso del luogo
Da “Agriregionieuropa” n. 18 settembre 2009
Asini, ma non solo. La buona compagnia che fa bene
Da “www.teatronaturale.it” n. 31 -13 settembre 2009
Le differenze tra la mozione Franceschini e quella Bersani
Da “www.pdviacrema.net” 22 settembre 2009
Dare voce a persone in carne ed ossa
Da “www.teatronaturale.it” n. 36 – 17 ottobre 2009
Chiesa: il dissenso ha quarant’anni
Da “Mondoperaio” n. 8 novembre 2009
Interventi
“Le cose che ho imparato dalla storia della cooperazione lucana”
Intervento in occasione della presentazione del libro “Un percorso lungo trent’anni. L’evoluzione sociale, economica ed imprenditoriale di Legacoop Basilicata”.
Matera, Hotel Del Campo, 11 dicembre 2008
“Il ’68 delle campagne e la rivolta delle arance a Fondi”
Intervento svolto in occasione della presentazione del libro “La rivolta delle arance. Fondi 3 febbraio 1969”
Fondi (LT), Castello Baronale, 3 febbraio 2009
“La funzione sociale dell’agricoltura”
Intervento al Convegno di studi “
Roma, Sala “Caduti di Nassirya”, Comando Carabinieri Ministero Politiche Agricole, 19 febbraio 2009
“Edilizia sociale e Agricoltura di servizi: un’opportunità per i cittadini”
Intervento al Convegno “Roma oltre Roma” organizzato dall’INU Lazio
Roma, Città dell’Altra Economia, 20 febbraio 2009
“Valori, principi e prospettive dell’Agricoltura Sociale”
Intervento al Convegno “Agricoltura Sociale tra Politica e Azione” organizzato dalla Regione Lazio e dall’ARSIAL
Roma, Consiglio Regionale del Lazio, Sala Mechelli, 6 maggio 2009
“L’Agricoltura Sociale non è solo diversificazione aziendale”
Intervento al Tavolo Permanente di Partenariato della Rete Rurale Nazionale (Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari)
Roma, Hotel Esedra, 24 giugno 2009
“Verso
Relazione all’Assemblea della Rete Fattorie Sociali
Roma, Aula Magna dell’Istituto Tecnico Industriale “Galileo Galilei”, 10 luglio 2009
Un progetto giovani per l’utilizzo delle terre pubbliche
Intervento introduttivo all’Incontro pubblico della Rete Fattorie Sociali nell’ambito della Festa Nazionale dell’Altra Economia
Roma, Città dell’Altra Economia, 18 settembre 2009
Agriservizi a Roma: la metropoli e la sua campagna
Intervento introduttivo alla Tavola Rotonda organizzata dall’Assessorato Agricoltura della Regione Lazio nell’ambito nella Manifestazione L’Agricoltura in Città
Roma Estate al Foro Italico, 2 ottobre 2009
Agricoltura Sociale: verso nuovi modelli di Welfare e di rappresentanza nelle campagne
Relazione al Convegno nazionale Agricoltura Sociale e nuovo Welfare rurale organizzato da Acli Terra
Matera, Centro Congressi Hilton Garden Inn, 23 ottobre 2009
Le nostre preoccupazioni sociali e ambientali
Intervento introduttivo all’Incontro pubblico Presentazione del Bilancio Sociale dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana
Roma, IZSLT, Sala Conferenze “Vittorio Zavagli”, 17 dicembre 2009
Pubblicazioni
L’agricoltura nella storia delle istituzioni penitenziarie in A. Ciaperoni (a cura di), Agricoltura e detenzione. Un percorso di futuro, Dossier AIAB, Roma, 2009
Le campagne urbane e le nuove forme dell’abitare (con M. Di Mario) in F. Giarè (a cura di) Mondi agricoli e rurali. Proposte di riflessione sui cambiamenti sociali e culturali, INEA, Roma, 2009
http://www.inea.it/ap/bollettini/docs/mondiagricoli.pdf
La funzione sociale dell’agricoltura in F. Giarè, R. Henke (a cura di)
http://www.inea.it/ap/bollettini/docs/costituzione&agricoltura.pdf
Linee guida per progettare iniziative di Agricoltura Sociale, INEA, Roma, 2009
http://www.inea.it/ap/bollettini/docs/agricolsociale.pdf
La dimensione sociale dell’agricoltura biologica (con G. Ricciardi) in M. Crescimanno, G. Schifani (a cura di), Agricoltura Biologica: sistemi produttivi e modelli di commercializzazione e di consumo, GRAB-IT, DESAF Università di Palermo, Palermo, 2009
http://www.grab-itpalermo2009.it/Libro%20Grab-it%20Palermo%20agg.291009.pdf
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MANIFESTO DEGLI ORTI URBANI
MANIFESTO DEGLI ORTI URBANI
COLTIVARE UN PEZZETTINO DI TERRA È UTILE E DIVERTENTE:

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Si possono fare prodotti alimentari, la varietà è immensa. Chi ha già fatto quest’esperienza sa che da pochi metri quadri si possono ottenere grandi quantità di ortaggi e frutta, da consumare freschi o da trasformare;
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Si possono fare fiori e piante ornamentali, per la casa e per gli amici.
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Si può semplicemente vivere il piacere di avere un bel giardino, insieme ad altri che hanno la stessa passione;
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Non siamo più nell’epoca degli orti di guerra, fortunatamente in Italia non c’è più la fame, l’orticello non serve a sostentare la famiglia;
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Può servire però a mangiare bene, sapendo cosa si è fatto e come. Può quindi servire a conoscere i prodotti alimentari ed il loro valore, quindi ad avere qualche elemento in più per giudicare l’esattezza di certi prezzi da boutique dell’ortaggio;
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Serve sopratutto a divertirsi, perché veder crescere una pianta che si è coltivata è bello, accudirla è bello, raccoglierne i frutti od i fiori da donare a chi si vuol bene è bello;
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Stare nel mondo vero della terra, dei semi che germinano, degli attrezzi consunti perché vissuti, è bello;
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Un microcosmo da gestire offre il piacere di sapere e capire che dal suolo lavorato è venuto un terreno fertile, che dal seme o dalla talea si è sviluppata una nuova pianta;
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Tutto questo nella libertà di una propria passione, degli abiti che non debbono richiamare livelli di status, del rapporto diretto tra individuo e natura.
E FA’ BENE:
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Fa bene la soddisfazione di realizzare qualcosa, di controllare qualcosa;
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Fa bene stare all’aperto, fare esercizio fisico, tenere viva l’attenzione e la memoria;
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Fa bene provare affetto per ciò che si coltiva e fa bene avere qualcosa da mostrare e donare, fatto con le proprie mani, anche se fragili;
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Lo dicono tutti, lo hanno verificato i ricercatori, lo hanno provato in prima persona gli appassionati;
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Tanto è stato provato che in tutto il mondo sviluppato l’orticoltura per hobby è una realtà di vicinato, coinvolge tutte le età, tutti i ceti sociali, tutte le condizioni di abilità;
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Terreni accanto o dentro alle città vengono recuperati e sistemati, diventano giardini curati e controllati, tolti quindi dal degrado, dalle discariche abusive, dalle scorribande della malavita;
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In convenzione con Enti Pubblici o gli ortisti curano pezzetti di terra che, nella gran parte dei casi non avrebbero alcun uso alternativo, se non l’abbandono o la speculazione;
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Creano giardini dove, nel rispetto del lavoro fatto, anche i cittadini che non coltivano possono andare, per passeggiare e rilassarsi in un ambiente pulito e vissuto.
L’ORTICELLO E’ QUINDI UN MOMENTO DI SIMBIOSI TRA IL BISOGNO CHE MOLTE PERSONE HANNO DI COLTIVARE E QUELLO DI MOLTI TERRITORI DI ESSERE COLTIVATI
I pochi soldi che ogni ortista spende per semi, concimi, attrezzi, assistenza e quant’altro gli può servire aiutano anche il mondo dei servizi all’agricoltura, della vivaistica, del verde in generale;
Contribuiscono, anche se poco, a creare nuova occupazione e funzionalità in un settore economico in declino;
Contribuiscono a passare alle nuove generazioni un po’ della sapienza e delle emozioni antiche;
Tutte queste cose sono state da tempo capite.
In molte grandi città d’Europa e dell’Italia del nord si può avere un orticello in concessione;
Tramite associazioni, in collaborazione con le Municipalità od i quartieri, i cittadini, sopratutto gli anziani, possono coltivare in pace.
A ROMA NON ANCORA
Sono state definite norme per l’uso di terreni, per le priorità di partecipazione, per le modalità di coltivazione, per la cura del paesaggio.
A ROMA NON ANCORA
Sono state avviate esperienze di collaborazione con i privati, con le scuole, con le istituzioni e con le organizzazioni sanitarie.
A ROMA NON ANCORA
A Roma chi volesse coltivare un orticello può farlo solo abusivamente. Occupando un pezzo di greto di fiume, di fascia di rispetto, od un lotto abbandonato, costruendoci una capanna di bandone arrugginito, irrigando con l’acqua di scolo delle fogne, raccolta nei bidoni del gasolio, chiudendosi dagli altri con recinzioni di reti di letto, pezzi d’auto, termosifoni vecchi e tutto ciò che la città “offre” gratuitamente difendendo con i denti il “suo” territorio.
Ieri infatti l’ortista romano era costretto, dalla mancanza di alternative, ad entrare in conflitto con altri legittimi interessi, quali la difesa della natura, del suolo, del paesaggio, delle risorse idriche ed archeologiche, del diritto al verde.
Doveva trasgredire norme ambientali, sanitarie, urbanistiche…., contando sulla lentezza delle procedure dell’Amministrazione e sulla tolleranza dai suoi elementi terminali, che capiscono ed a volte “interpretano” i limiti della normativa.
Oggi invece confligge con la nuova Roma, lotta contro i costruttori ed abitatori di capanne che in ogni scarpata, stradale, fluviale, ferroviaria, sotto ogni ponte e viadotto, in ogni lotto in attesa di speculazione vanno organizzando la città parallela.
Cede la sua capanna, lascia l’orto e scappa.
La simbiosi possibile a Roma va diventando scontro, tra vecchie e nuove povertà, tra sopravvivenza e legittime norme ambientali. L’incapacità di governo locale diventa fattore primario di degrado. Dove potrebbe essere un giardino stanno crescendo le Banlieu romane.
Franco Paolinelli 08
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AGRICOLTURA E SELVICOLTURA URBANA SARANNO INEVITABILI
AGRICOLTURA E SELVICOLTURA URBANA SARANNO INEVITABILI

Con gli appunti che seguono si desidera proporre un’ipotesi sulla trasformazione futura del verde urbano; infatti, i processi evolutivi in atto lasciano pensare che le logiche con cui questo viene creato e gestito, ancora oggi in massima parte di tipo ornamentale, dovranno essere modificate.
La popolazione mondiale, nonostante le flessioni demografiche registrate nei paesi sviluppati, continua a crescere. Ma, visibilità tecnologica ed aspettative di benessere consumistico stanno, ancora oggi, spingendo milioni di questi esseri umani dal terzo mondo verso le aree urbane del primo.
In parallelo, nonostante tutta la telematica disponibile, le popolazioni delle provincie remote delle stesse nazioni sviluppate, svuotate dai media globali delle loro culture, non accettano più le piccole scale delle comunità locali e continuano a concentrarsi nei poli urbani. Vi trovano infatti più servizi, più opportunità e più sostegno al vuoto d’identità scavato dal consumismo nelle loro culture.
L’espansione delle popolazioni urbanizzate e dei loro consumi è quindi, per ora, inevitabile ed irrefrenabile.
Ne conseguono le difficoltà ambientali che tutti sperimentiamo. Uragani, frane, alluvioni……., sono, infatti, le conseguenze delle modifiche da noi introdotte nell’atmosfera e nel territorio.
Ma, nonostante la gravità dei problemi, le risposte scarseggiano. L’esperienza quotidiana e la cronaca politica evidenziano, infatti, come le mille riunioni di consessi decisionali, dal condominiale al globale, siano in gran parte improduttive. In altre parole, l’incremento della capacità di governo è decisamente inferiore all’aumento delle necessità di gestione; ovvero, l’offerta di governo è inferiore alla domanda.
D’altronde, politica e burocrazia, ancorate a logiche ottocentesche, non vogliono rinunciare alla loro irresponsabilità, ai loro rituali ed ai loro privilegi, quindi annaspano impotenti, incalzate dalle onde di piena, dai terremoti, dagli sbarchi e dai soggiorni sui tetti, ogni volta più imponenti.
La crisi di capacità di governo evidenzia, quindi, carenze culturali e sociali, incapacità fisiologica sia di burocrati e politici che di professionisti ed imprenditori, nel fare la propria parte per la gestione di sistemi ambientali, economici e sociali, sempre più vasti.
Ma, tanto aumentano le necessità di impegno e di assunzione di responsabilità, tanto cresce la fuga nel particolare, nella difesa dell’orticello minimo, con proporzionale incremento dei problemi stessi.
Velocità dei processi ed incapacità di governo fanno, inoltre, sì che l’aumento di espansione urbana abbia luogo in modo disordinato, irrazionale e caotico, fattore che esaspera le dinamiche di dissesto ambientale, aumenta i costi di gestione e riduce le risorse economiche disponibili.
Nel nostro mondo del verde tutto ciò fa sì che la vegetazione urbana sfugga al controllo degli addetti, siano essi pubblici o privati, diplomati o certificati…….
Quindi, mentre le risorse economiche ed umane ed il loro impegno si riducono, il caldo, l’umidità ed i nutrienti, in forma di guano e rifiuti marcescenti, aumentano. La vegetazione spontanea, di conseguenza, esplode.
L’impero in crisi pone vincoli per decreto, ma la vita animale e vegetale li ignora e nella confusione delle competenze, nell’irresponsabilità e nell’abbandono, cresce.
In ogni crepa, in ogni spazio marginale, sopra e dentro le strutture, la selva urbana si espande, riconquista i suoi spazi originari e rende sempre più difficile la conservazione del paesaggio di status.
Il verde ornamentale ottocentesco era coerente alla sua funzione quando l’impero riusciva a curarlo, rifilarlo, pulirlo….. Oggi, nell’abbandono, diventa, invece, pericoloso, quindi, oltre che ecologicamente inutile diventa economicamente insostenibile ed alla fine, esteticamente brutto, sciatto e patetico, come una gran signora caduta in disgrazia.
Gli abitanti della metropoli, soprattutto quelli bianchi ed anziani, non più cittadini, barricati contro ogni diversità, finiscono per provare, anche del verde, paura e fastidio. Vedono ogni albero come nemico, invasore dei loro microcosmi privati; si riuniscono, quindi, in comitati locali e chiedono rimozioni, potature radicali, pulizie, disinfezioni……
Ma il processo di espansione senza governo avrà, necessariamente, un limite.
Non sappiamo come verrà raggiunto, ma è certo che, se ci saremo, dovremo, a quel punto, riprendere, con pazienza, a coltivare la terra.
Già oggi, però, le popolazioni e le amministrazioni attente, consapevoli delle difficoltà della fase di crisi dell’impero, della necessità di aiutarlo ad assestarsi, potrebbero riprendere pazientemente ed umilmente a produrre, con l’agricoltura e la selvicoltura urbana, un vero paesaggio, ovvero il segno della simbiosi tra uomo e natura, oltre i simboli di potenza.
Già oggi, infatti, è possibile con la multi funzionalità del territorio creare isole di pace.
Orticoltura urbana, sociale, educativa e terapeutica, come anche produzione di legname e compost dalla foresta urbana possono dare senso, nella piccola scala, alla gestione del verde, creando quindi paesaggio vivo, non più celebrazioni di status sempre più patetiche, sempre più vicine alla morte.
Non è, peraltro, neanche escluso che domani, come ieri, si torni a vedere le greggi tra i palazzi. Anzi, sarebbe opportuno che pecore e capre arrivassero prima che questi siano ridotti a ruderi.
Le culture del verde e le sue filiere economiche potrebbero cercare di capire queste possibili dinamiche e riflettere per decidere se partecipare solo alla ridda cieca del mercato, o essere, già da ora, fattore di equilibrio, di pace, di conservazione e riproduzione di un paesaggio sensato.
Questo, quindi, potrà, eventualmente, avere la bellezza del suo essere necessario alla vita.
Franco Paolinelli
Tags: Franco Paolinelli
calendario Associna per il capodanno lunare
Per celebrare il capodanno lunare cinese Associna, Associazione Cinesi di seconda generazione, ha realizzato un calendario con il quale si valorizza la realtà, tutt’ora poco nota, delle seconde generazioni di origine cinese sparse in tutta Italia, che rappresentano una successiva fase del fenomeno dell’immigrazione, diversa tanto da uscire fuori dagli stereotipi associati.
I personaggi raffigurati nel calendario sono prevalentemente seconde generazioni di origine cinese, selezionate in diverse città italiane (Padova, Genova, Torino, Bologna, Ancona, Campi Bisenzio, Pisa, Roma e Napoli) e rappresentano le mille storie dei percorsi di vita di ognuno dei personaggi, che sono Ricercatore presso l’università, focacciere genovese, ingegnere per una multinazionale, assessore comunale, attrice teatrale, medico, impiegato bancario, sindacalista, consigliere comunale, istruttrice di scuola guida, musicista e fisioterapista. Tutti rappresentano una integrazione multietnica possibile, che propone l’incontro e non lo scontro delle diversità.
Il calendario è al centro di un video reso fruibile anche su Youtube al seguente link: http://it.youtube.com/watch?v=THdsY1PNUMU
Tags: immigrazione, seconde generazioni





