Assemblea Democratici A Sinistra DAS, intervento di Vincenzo Vita

E’ doveroso ribadire una verità: il futuro del partito democratico è, sarà, a sinistra. O non sarà. Si è rivelata infondata l’ipotesi di considerare il pd un generico, eclettico contenitore: neocentrista, culturalmente leggero, “decostruito”, incapace di decidere sui punti più delicati. E l’associazione ‘A sinistra’, impiantata com’è nel partito pur guardando anche all’esterno dei recinti della politica classica e della rappresentanza parlamentare, nonché alla sinistra-sinistra, dovrà avere un peso di primo piano. Nel definire i contorni della nuova fase che si è aperta sarà inevitabile serrare il confronto sui punti essenziali “costituenti” -all’ancoraggio al socialismo europeo, alla priorità per la questione sociale, alla laicità delle istituzioni, alla valorizzazione delle differenze di genere, alla tutela dei valori costituzionali, al riformismo dei diritti e delle libertà, al radicamento territoriale, all’importanza delle culture critiche di fronte all’involuzione pan televisiva - per rimodellare i contorni di una soggettività in crisi. Perché di crisi si tratta. Senza accedere a tentazioni distruttive, di mera rassegnazione, dobbiamo riconoscere che l’ipotesi del partito democratico si è rivelata inadeguata, pur sostenuta dalla appassionata interpretazione di Walter Veltroni che salutiamo e ringraziamo. Ora, per evitare ogni continuismo, è bene tenere aperta la domanda sulla natura dell’impresa cui stiamo partecipando: è da ri-costruire su basi nuove o non regge “ontologicamente”. Abbiamo scelto, appoggiando limpidamente (pur con dubbi e preoccupazioni) la segreteria di Dario Franceschini, di scommettere ancora sul pd. Tuttavia, non “sine die”.
Per questo, dopo l’indispensabile cimento - da condurre tutti insieme, al meglio - delle prossime scadenze elettorali, sarà improrogabile il confronto congressuale. Al riguardo, va detto che è necessario correggere alcune parti dello statuto, per frenare la deriva plebiscitaria, che ha corrotto lo spirito iniziale delle elezioni primarie. La sinistra farà la sua parte: un impegnato documento congressuale, la riflessione al momento debito dei nomi delle eventuali candidature. Non siamo parte di nessuna tifoseria. Ora il segretario è Franceschini. Domani discuteremo seriamente, a cominciare dai contenuti e dal progetto di partito, senza pre-concetti, ma con pari dignità. Anzi, uno dei punti più felici del discorso tenuto all’assemblea costituente dal neosegretario - oltre al giusto chiarimento sulla laicità - ha riguardato proprio il ruolo del pluralismo interno, da intendersi non come una cortese concessione, bensì elemento costitutivo del nostro lavoro politico.
Le conclusioni della nostra giornata sono i capitoli dell’ordine del giorno conclusivo, dai caratteri inediti della crisi capitalistica ai temi della vita del pd, ai quali va aggiunta - però - una sorta di post-fazione. Innanzitutto, proprio la crisi dello, nello sviluppo ci invita a considerare la tragedia in atto l’occasione per un ripensamento profondo dei modelli di sviluppo e di vita. Dei costumi e dei caratteri culturali. Serve, per riprendere la brillante affermazione di Al Gore contenuta nel primo numero della versione italiana della rivista ‘Wired’ ( la vecchia-giovane bibbia degli internettisti) “possiamo creare una nuova ecologia delle notizie”, da immaginare come criterio generale. E serve ricordare lo straordinario imput che ci offrì più di trent’anni fa Enrico Berlinguer al teatro Eliseo di Roma, quando ci disse che la “crisi è una grande occasione di trasformazione”. Non è una crisi come tante altre. E’ il venir meno della stagione del capitalismo liberista, speculativo, finanziario: morti e feriti disseminati in tutte le pieghe dell’universo. E la crisi del capitalismo? No, ma il riassetto sarà serio, lungo e complesso. Per di più, la crisi si innesta con il transito verso l’economia informazionale, l’economia dei beni immateriali. E dentro la tumultuosa parabola della globalizzazione, con i risvolti drammatici delle nuove forme di xenofobia e di localismo corporativo.
Una via di risposta sta nelle linee avviate da Obama, che in Italia pure la sinistra sta sottovalutando, cui va riconosciuto di aver impresso al nuovo millennio il segno di un’inedita volontà di Welfare allargato e di riconsiderazione dei “common goods”. L’altra via è, purtroppo, proprio quella italiana, di Berlusconi: autoritarismo soft, attacco alle autonomie dei vari apparati dello stato, censure, sottoculture di massa, allucinazione consensuale. Liberismo assistito. Nessuna misura davvero anticiclica, a partire dall’investimento, pressoché assente, in infrastrutture immateriali e nei saperi. Anzi: tagli, tagli, tagli….
Di qui, dalla battaglia “antiberlusconiana” (altro che “no”, è la premessa per ridefinire un nuovo senso comune, come ci ha insegnato Gramsci), si può affermare una aggiornata tendenza riformista.
L’altra considerazione da premettere è il senso aggiornato, non moralistico bensì intrinsecamente politico, della questione etica. Alla caduta delle narrazioni e dei sistemi teorici del novecento, al crollo del’abbaglio liberista o del riformismo addolcito e complice si può e si deve sostituire una fortissima etica pubblica. L’etica, nel senso forte del termine, oggi è la politica, da ricostruire dopo la stagione della decostruzione, impastando i filoni più alti delle nostre provenienze (se Moro e Berlinguer avessero pensato loro a costruire il pd…..), con il meglio delle nuove culture offerte dalla “rete”, un po’ radicali e un po’ libertarie, dentro una base liberale e socialista. A sua volta da rimettere in circolo su basi nuove. Per una sinistra nuova, che stia nel pd e che si ricomponga al suo esterno.
Roma, 7 febbraio 2009
Vincenzo Vita
Tags: Vincenzo VITA
Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.





