Lettera di Massimo D’Alema
La lettera

Buongiorno,
mi trovo all’estero per un viaggio di lavoro previsto da mesi. Prima di partire sono riuscito a leggere alcuni messaggi arrivati dopo la puntata di Ballarò. Messaggi critici e duri, a volte anche spietati. E messaggi di solidarietà e affetto, di sollievo e incitamento.
Cosa è emerso da quei minuti di trasmissione? Nonostante mi aspettassi la provocazione del condirettore de il Giornale, ho reagito così perché il paragone tra due vicende che niente hanno a che fare tra loro – come chiunque può facilmente verificare e valutare – mi è parso intollerabile.
Non fui protagonista di nessuno scandalo, ma, al contrario, fui l’unico protagonista della decisione di lasciare la casa che avevo legittimamente in affitto da parte di un ente previdenziale. L’unico, perché nessun altro lo fece, e di ciò mi dette atto con parole di apprezzamento persino, allora, il Giornale.
Per questo ferisce sentir dire: «Lei se n’è andato, come Scajola», anche perché, mentre io me ne andai davvero dall’appartamento per il quale pagavo normalmente l’affitto, Scajola non ha affatto lasciato la casa che gli è stata pagata da altri «a sua insaputa».
Sono dispiaciuto della mia reazione e di aver provocato involontariamente disagio in alcune persone, anche se quella che mi è stata fatta non era l’osservazione di un giornalista, ma una gratuita ed evidente provocazione.
Grazie per aver voluto esprimere le vostre impressioni, cordiali saluti.
MASSIMO D’ALEMA
08 maggio 2010
Tags: d'alema
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