Sì alle regole, no ai trucchi. Sabato in piazza a Roma
Sì alle regole, no ai trucchi. Sabato in piazza a Roma
Il PD annuncia la manifestazione con le altre forze di centrosinistra (SCARICA IL MANIFESTO) e l’ostruzionismo in Parlamento. Bersani: “In piazza per la democrazia e per il lavoro”
Leggi il documento di adesione alla manifestazione di Piazza del Popolo
6 marzo 2010
Dopo le leggi ad personam per tutelare interessi privati del premier, ecco che si fanno le leggi su misura per le liste regionali del Pdl per sanare i pasticci provocati dai loro dirigenti locali.
Il trucco c’è e si vede. E il Quirinale non c’entra: “Lasciamo fuori il Presidente Napolitano. Non è il suo mestiere entrare nel merito dei decreti. Il governo ha la responsabilità di questo decreto. E’ a lui che bisogna rivolgersi” ha affermato Pier Luigi Bersani.
Per questo i partiti di centrosinistra dopo le iniziative di oggi a Roma, Milano, Torino annunciano per sabato prossimo una manifestazione nazionale a Roma, dalle 14 a Piazza del Popolo(SCARICA IL MANIFESTO) mentre i capigruppo del PD al Senato e alla Camera annunciano l’ostruzionismo su tutti i provvedimenti governativi.
Il segretario del Partito Democratico spiega come ”
useremo la nostra mobilitazione non solo per protestare ma anche per affermare le priorità del Paese che sono democrazia e lavoro. Non ci sono dubbi per nessuno che la
manifestazione di sabato è sotto il segno della piena
responsabilita’ del governo”.
Sabato scorso intervistato in Liguria prima dell’intervento di apertura della campagna elettorale per le regionali spiega come “a partire da oggi faremo una mobilitazione anche nelle sedi giurisdizionali, i Tar sono ancora aperti, faremo una mobilitazione mi auguro fino alla Corte Costituzionale”. Ma nessun ritiro dalla competizione elettorale da parte del centro sinistra, come viene chiesto sul web e su alcuni giornali “perché con l’Aventino non abbiamo mai risolto niente. Capisco la scossa e il turbamento, soprattutto nella situazione del Lazio perché la soluzione trovata è incredibile, tre volte incredibile. Detto questo, con l’Aventino non abbiamo mai risolto niente”.
Il decreto pubblicato in Gazzetta è un vero e proprio condono, un provvedimento che serve solo a occultare gli errori e le divisioni, a sanare il vero e proprio pasticcio combinato da una destra che pensa di vincere calpestando le regole. Contro il decreto il Pd e l’intero centrosinistra promuovono una manifestazione nazionale a Roma, che si svolgerà sabato prossimo nel pomeriggio. Contro la destra dei sotterfugi e degli imbrogli la parola d’ordine sarà: per vincere, sì alle regole, no ai trucchi.
Lo facciamo perché “il governo ha intera la responsabilità di aver consumato un ultima violazione delle regole democratiche – come ha dichiarato Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale del Pd - si vogliono coprire le divisioni, i malumori, le inadeguatezze del centrodestra e si trucca la partita elettorale per vincere, costi quel che costi. Non accettiamo questa arroganza del potere che calpesta i principi della democrazia e mette a rischio i fondamenti della convivenza civile. Mobiliteremo tutti i democratici del Paese, e anche tra gli elettori del centrodestra sono tanti quelli che oggi sono le prime vittime di una classe dirigente di irresponsabili e di azzeccagarbugli. Il voto di marzo sarà anche l’occasione per far vedere che si sta allargando il divario tra il centrodestra e il sentire profondo degli italiani”.
Mentre in Parlamento sarà ostruzionismo su ogni provvedimento come annunciano in una lettera inviata dai presidenti dei Gruppi Pd di Senato e Camera , Anna Finocchiaro e Dario Franceschini a Schifani e Fini. Poche righe per annunciare la linea dura: “Signori Presidenti, è nostra opinione che il decreto legge ieri approvato dal Governo in materia elettorale rappresenti un gravissimo precedente nella storia repubblicana. È evidente che questo atto avrà immediate conseguenze sul nostro atteggiamento parlamentare. Abbiamo ritenuto doveroso informarVi preventivamente”.
Sarà il blocco dell’attività parlamentare. Primo passo alla Camera, l’iscrizione a parlare di numerosi deputati nella discussione sull’Agenzia per i beni sequestrati alla mafia in calendario lunedì. Stesso discorso per il voto finale sulla conversione del decreto sugli Enti locali, per non parlare dello stesso decreto interpretativo sulle regionali il cui iter prenderà il via proprio da Montecitorio. A finire sotto la “tagliola” del blocco del Pd, invece, al Senato sarà primo tra tutti il legittimo impedimento, atteso a palazzo Madama da martedì prossimo.
Il PD è con Napolitano. Che risponde ai cittadini sul sito del Quirinale.
Chi se la prende con il Presidente Napolitano per l’abuso di potere perpetrato dal Consiglio dei ministri di ieri sera per aggirare la normativa elettorale, sbaglia clamorosamente bersaglio, come ricorda il vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella: “Il Capo dello Stato non può impedire al Parlamento di legiferare o al governo di decretare, ma è chiamato a verificare il profilo di costituzionalità delle norme, non quello della scorrettezza e della protervia politica, altrimenti si macchierebbe dello stesso abuso dell’esecutivo”.
“Di fronte all’enorme gravità di questo decreto di esclusiva responsabilità della destra, la cosa più sbagliata che si possa fare è attaccare il capo dello Stato” dichiara l’ex segretario del PD, Walter Veltroni.
“La piena responsabilità politica è e rimane del governo – sottolinea Pittella - che sta utilizzando gli strumenti d’intervento in suo possesso ancora per cambiare le carte in tavola a suo favore e per sfuggire alle norme; questa volta stiamo assistendo a un imbroglio per coprire le conseguenze di faide interne e di comportamenti approssimativi nel Pdl della Lombardia e del Lazio che segnalano una ben più preoccupante incapacità di governare”.
David Sassoli, capo della delegazione Pd al Parlamento europeo nota come “Il Capo dello Stato ha spiegato bene le ragioni che lo hanno portato a firmare il decreto. Il governo invece non ha saputo far altro che entrare a piè pari nella competizione elettorale. Ha ragione Emma Bonino che chiede una grande riflessione sullo stato della democrazia nel nostro Paese. Ma ora la prima risposta deve essere quella di battere Berlusconi nel confronto elettorale nelle Regioni”.
Insomma il centrodestra ha mostrato ancora una volta di essere tanto arruffone quanto arrogante, battiamolo con l’arma del voto.
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Il presidente della Repubblica ha deciso di rendere note le ragioni della sua firma al decreto interpretativo varato ieri sera dal governo sul tema delle liste elettorali. Napolitano ha scelto di rispondere a due delle tante lettere di cittadini ricevute in queste ore, che pubblichiamo integralmente prima della risposta del Capo dello Stato.
«Signor Presidente della Repubblica, le chiedo di non firmare il decreto interpretativo proposto dal governo in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d’opera e a piacimento del governo, ma devono essere rispettate da tutte le componenti politiche e sociali per la loro importanza per la democrazia e la vita sociale dei cittadini italiani.
Confidando nella sua serenità e capacità di giudizio per il bene del Paese e nel suo alto rispetto per la nostra Costituzione. Cordiali saluti».
Alessandro Magni
«Signor Presidente Napolitano, sono a chiederle di fare tutto quello che lei può per lasciarci la possibilità di votare in Lombardia chi riteniamo che ci possa rappresentare. Se così non fosse, sarebbe un grave attentato al diritto di voto».
In fede
M. Cristina Varenna
La risposta di Napolitano:
«Egregio signor Magni, gentile signora Varenna, ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto. Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici.
Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano. Erano in gioco due interessi o “beni” entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi.
Non si può negare che si tratti di “beni” egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico. Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell’opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere – neppure in Lombardia – “per abbandono dell’avversario” o “a tavolino”. E si era anche da più parti parlato della necessità di una “soluzione politica”: senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso.
Una soluzione che fosse cioè “frutto di un accordo”, concordata tra maggioranza e opposizioni? Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte.
Ma in ogni caso – questo è il punto che mi preme sottolineare – la “soluzione politica”, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E’ bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri».
Cordialmente
Giorgio Napolitano
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MANIFESTO 13 Marzo. Versione per la tipografia (Documento PDF)
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Tags: Costituzione, Manifestazione, PD, roma
Giovanni Carapella, UN CANDIDATO DOC
Giovanni Carapella, candidato consigliere regionale PD CON EMMA BONINO PER VINCERE !

Biografia
Sono nato a Benevento il 18 agosto del 1954, ma Roma è la mia città adottiva. Mi sono trasferito nel 1972 per seguire, assieme a tanti giovani meridionali studenti fuori sede come me, gli studi di architettura e urbanistica che ho concluso con un progetto di tesi sulla salvaguardia del Parco di Veio.
Sempre a Roma ho conosciuto e poi sposato mia moglie, restauratrice, con lei ho avuto due figlie di cui vado molto orgoglioso.
Ho esercitato per molti anni la professione di architetto e urbanista e lavorato nel campo della formazione. Dal 1990 al 2005 ho ricoperto l’incarico di direttore del Formedil, dirigendo progetti nazionali ed europei di formazione per i mestieri e le professioni dell’edilizia, occupandomi di sicurezza e salute nei cantieri, collaborando con l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa.
Mentre esercitavo la professione ho continuato a coltivare la mia grande passione per la politica.
A 18 anni, infatti, mi sono iscritto a Roma al PCI nella sezione Ponte Milvio-Flaminio della quale sono diventato segretario nel 1977. Durante la mia segreteria ho avuto la grande fortuna di conoscere e avere tra gli iscritti il segretario Enrico Berlinguer. Poter condividere con lui dibattiti, discussioni o semplici incontri in sezione e alle Festa de l’Unità è stata per me un’esperienza formativa unica e irripetibile che mi ha permesso col tempo di interiorizzare quell’idea di buona politica che, crede nei valori, punta sulla coerenza, rafforza il senso di progettualità verso il futuro.
Ho partecipato alla fase costituente del Partito Democratico e nel 2007 sono stato eletto nell’Assemblea Costituente Nazionale, nella lista “a Sinistra per Veltroni”. Nel primo congresso fondativo del partito, lo scorso ottobre, ho ricoperto il ruolo di coordinatore regionale del Lazio per la mozione Marino. Oggi sono membro della direzione regionale del Pd del Lazio.
Nella mia vita ho sempre cercato di conciliare le mie due passioni, mettendo la mia professionalità a disposizione della politica.
Nel 1981 sono stato eletto consigliere del XX municipio, dove ho ricoperto il ruolo di Presidente della commissione sull’urbanistica, esperienza che mi ha permesso di lavorare a stretto contatto con l’allora Sindaco di Roma Luigi Petroselli, un altro grande esempio della forza della buona politica.
La mia attenzione per il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini residenti nei quartieri più disagiati e nelle aree sfavorite, mi ha portato nel 1989 a lasciare la mia attività istituzionale per dedicarmi interamente al volontariato sociale nelle periferie. Per quasi 10 anni, dal 1989 al 1998, sono stato segretario dell’Unione Borgate. Ho ricordi bellissimi di questi anni, come la grande marcia delle periferie, una dura battaglia che abbiamo condotto contro il condono edilizio, che nel 1994 ha portato in piazza 30.000 cittadini romani contro il governo Berlusconi.
Nel 1997 sono stato eletto al Consiglio Comunale di Roma e poi confermato nel 2001. Al fianco di Walter Veltroni ho ricoperto il ruolo di Presidente della commissione Ambiente e Attività Agricole e successivamente di Presidente della commissione Lavori Pubblici e Mobilità.
Durante gli anni in consiglio comunale ho promosso il programma di recupero dei quartieri di periferia sorti abusivamente, attraverso la realizzazione di opere di urbanizzazione a scomputo promosse dai cittadini.
Sono stato tra i protagonisti delle principali battaglie urbanistiche e ambientali che hanno portato, dopo quasi un secolo, all’approvazione nel 2003 del nuovo Piano Regolatore Generale della città.
Nel 2005 ho deciso di portare la mia esperienza maturata in consiglio comunale alla Regione. Da cinque anni sono, dunque, consigliere della Regione Lazio. In questi anni ho ricoperto gli incarichi di Presidente della Commissione Lavori Pubblici e Politiche della Casa, Vicepresidente della Commissione Mobilità, Presidente della Commissione Regionale per l’Emersione del Lavoro non Regolare e membro della Commissioni Urbanistica e Sicurezza e Prevenzione degli Infortuni sul Lavoro.
Ho promosso l’indagine conoscitiva sull’edilizia residenziale pubblica e sono il primo firmatario di due leggi: la legge sulla Riqualificazione Urbanistico-Ambientale delle Periferie e la legge sull’Architettura Sostenibile e la Bioedilizia (**)
**Bioedilizia 6-27/05/08 – Disposizioni regionali in materia di architettura sostenibile e di bioedilizia
Tags: carapella, EmmaBonino, PD
Giornate per il tesseramento
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Tags: PD, tesseramento
ASSEMBLEA PUBBLICA
LA SCUOLA
IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI
E DEL PAESE
ASSEMBLEA PUBBLICA
VENERDI 20 FEBBRAIO
Ore 17.00
Viale della Primavera, 317
Intervengono:
M. Coscia Deputato Pd
G. Palmieri Presidente Sesto Municipio
P. Masini Consigliere Comunale Pd
S. Salacone Dirigente Scolastica “I. Masih”
Tags: coscia, Masini, palmieri, PD, Salacone, scuola
AUTOCONVOCATI PER LE PRIMARIE A ROMA
COMUNICATO STAMPA
PD ROMA, ASSEMBLEA DEGLI “AUTOCONVOCATI PER LE PRIMARIE A ROMA”
Lunedì ore 18.00 Teatro Due (via Dei Due Macelli, 37).
“Il Pd di Roma deve ripartire dalle primarie per eleggere in tempi rapidi il nuovo segretario e il nuovo gruppo dirigente”.
Sono già più di 300 i militanti e gli iscritti al Pd che hanno aderito su Facebook all’appello lanciato da “Quelli che vogliono le primarie a Roma”. E adesso vogliono uscire da internet: “Nel Pd di Roma – si legge in un comunicato stampa - mancano i luoghi per far sentire la nostra voce e allora ce li creiamo da soli: diamo appuntamento a tutti per lunedì prossimo, 1° dicembre, presso il Teatro Due (Via Dei Due Macelli, 37), a partire dalle ore 18.00 per un’assemblea autoconvocata di militanti del Partito democratico romano”.
Promotori dell’incontro, che ha già ricevuto centinaia di adesioni da parte di semplici iscritti e militanti del Pd, l’associazione Democraticamente (Michele Cardulli), I Mille Roma (Valter Gallo, Stella Marino), Primarie vere Primarie sempre (Daniele Mazzini), Roberto Giachetti (deputato Pd), Lorenza Bonaccorsi, Flavia Leuci (consigliera provinciale Pd), Giuseppe Lobefaro (consigliere provinciale Pd), Michelangelo Guzzardi.
Tra i primi rappresentanti di circoli territoriali ad aderire: Anagnina (Arianna Vannozzi), Capannelle (Valter Avellini), Balduina (Daniele Mazzini), Trastevere (Silvana Costantini), Aurelio (Fabio Napoli), Esquilino, Centro storico, Trionfale-Mazzini e il circolo online Barack Obama (Barbara Melotti).
“La sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile è stata aspra e bruciante – si legge nel testo dell’appello - Lo è stata ancora di più a Roma, dove si è bruscamente interrotto un ciclo di riforme e di rinnovamento che ha cambiato il volto della città. Abbiamo visto Roma diventare il simbolo della sconfitta del Partito Democratico e del centrosinistra; desideriamo che possa diventare il mattone dal quale il Partito Democratico possa prendere esempio e ripartire”.
“In questo momento – rincarano la dose i promotori - il Partito Democratico a Roma è privo di una guida politica che possa indicare la direzione da seguire, che sappia rimboccarsi le maniche, che inizi un nuovo cammino mettendo in moto energie e talenti per elaborare idee, proposte, iniziative. Abbiamo bisogno di un progetto per il futuro della nostra città. Pensiamo che non esista migliore occasione di questa per chiamare i cittadini a partecipare, per proporre alle persone di contare.
Chiediamo quindi che il segretario romano del Partito Democratico sia scelto consultando quel popolo che nei momenti decisivi non ci ha mai voltato le spalle ma, anzi, ha sempre risposto con una spinta e un entusiasmo senza eguali nella storia politica italiana. Ripartiamo da Roma, ripartiamo dalle primarie. Incontriamoci per sviluppare assieme l’iniziativa e chiediamo una data certa per la consultazione degli iscritti”.




Partito Democratico

