Quelli che vogliono le primarie a Roma
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AUTOCONVOCATI PER LE PRIMARIE A ROMA
COMUNICATO STAMPA
PD ROMA, ASSEMBLEA DEGLI “AUTOCONVOCATI PER LE PRIMARIE A ROMA”
Lunedì ore 18.00 Teatro Due (via Dei Due Macelli, 37).
“Il Pd di Roma deve ripartire dalle primarie per eleggere in tempi rapidi il nuovo segretario e il nuovo gruppo dirigente”.
Sono già più di 300 i militanti e gli iscritti al Pd che hanno aderito su Facebook all’appello lanciato da “Quelli che vogliono le primarie a Roma”. E adesso vogliono uscire da internet: “Nel Pd di Roma – si legge in un comunicato stampa - mancano i luoghi per far sentire la nostra voce e allora ce li creiamo da soli: diamo appuntamento a tutti per lunedì prossimo, 1° dicembre, presso il Teatro Due (Via Dei Due Macelli, 37), a partire dalle ore 18.00 per un’assemblea autoconvocata di militanti del Partito democratico romano”.
Promotori dell’incontro, che ha già ricevuto centinaia di adesioni da parte di semplici iscritti e militanti del Pd, l’associazione Democraticamente (Michele Cardulli), I Mille Roma (Valter Gallo, Stella Marino), Primarie vere Primarie sempre (Daniele Mazzini), Roberto Giachetti (deputato Pd), Lorenza Bonaccorsi, Flavia Leuci (consigliera provinciale Pd), Giuseppe Lobefaro (consigliere provinciale Pd), Michelangelo Guzzardi.
Tra i primi rappresentanti di circoli territoriali ad aderire: Anagnina (Arianna Vannozzi), Capannelle (Valter Avellini), Balduina (Daniele Mazzini), Trastevere (Silvana Costantini), Aurelio (Fabio Napoli), Esquilino, Centro storico, Trionfale-Mazzini e il circolo online Barack Obama (Barbara Melotti).
“La sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile è stata aspra e bruciante – si legge nel testo dell’appello - Lo è stata ancora di più a Roma, dove si è bruscamente interrotto un ciclo di riforme e di rinnovamento che ha cambiato il volto della città. Abbiamo visto Roma diventare il simbolo della sconfitta del Partito Democratico e del centrosinistra; desideriamo che possa diventare il mattone dal quale il Partito Democratico possa prendere esempio e ripartire”.
“In questo momento – rincarano la dose i promotori - il Partito Democratico a Roma è privo di una guida politica che possa indicare la direzione da seguire, che sappia rimboccarsi le maniche, che inizi un nuovo cammino mettendo in moto energie e talenti per elaborare idee, proposte, iniziative. Abbiamo bisogno di un progetto per il futuro della nostra città. Pensiamo che non esista migliore occasione di questa per chiamare i cittadini a partecipare, per proporre alle persone di contare.
Chiediamo quindi che il segretario romano del Partito Democratico sia scelto consultando quel popolo che nei momenti decisivi non ci ha mai voltato le spalle ma, anzi, ha sempre risposto con una spinta e un entusiasmo senza eguali nella storia politica italiana. Ripartiamo da Roma, ripartiamo dalle primarie. Incontriamoci per sviluppare assieme l’iniziativa e chiediamo una data certa per la consultazione degli iscritti”.
Primarie dei giovani democratici
Votiamo a sinistra per le elezioni primarie dei giovani democratici

che si svolgeranno venerdi 21 prossimo a Roma, collegio unico cittadino.

In quell’occasione si eleggeranno i membri dell’Assemblea nazionale e dell’Assemblea regionale.
Possono votare tutti i giovani da 14 a 29 anni.
Si vota dalle ore 8 alle ore 23 nei seggi del proprio municipio di residenza, gli universitari fuori sede votano presso le rispettive università.
Si possono esprimere 2 preferenze:una per un ragazzo e una per una ragazza in ciascuna delle due schede.
Tra i candidati all’assemblea nazionale collegati a Fausto Raciti sosteniamo : FRANCESCO SCOPPOLA e ARIANNA VANNOZZI.
Tra i candidati per l’assemblea regionale stiamo cercando di dare una mano a piu’ giovani tra i quali : MARIA CRISTINA GIUSTINIANI e SEBASTIANO BUCCI.
Abbiamo bisogno di una mano in questa battaglia democratica e di sinistra …
un saluto affettuoso
GIOVANNI CARAPELLA
Elenco dei seggi di Roma:
I Mun. Piazza San Cosimato- S. Maria Maggiore- Via Piave davanti Mondadori
II Mun. Piazza Buenos Aires - Piazza Euclide- Piazza Emerenziana
III Mun. Via Catanzaro - Via Aurunci
IV Mun. Piazza Sempione - Via Bartolo Bellotti - Talenti/Vigne Nuove
V Mun. Piazza Casal Bertone - Via Grotte di Gregna - Via Franceschini
VI Mun. Piazzale Prenestino- Piazza Roberto Malatesta - Via Teano
VII Mun. Piazzale dei Gerani - Via Davide Campani(Tor tre Teste)
VIII Mun. sede PD torre Spaccata- Villaggio Breda- Via Giglioli
IX Mun. Via La Spezia(circolo Woody Allen)- piazza Sant’ Epiro
X Mun. piazza Cavalieri del lavoro- Via Casal Ferrante
XI Mun. Pd Montagnola - piazza Gazometro
XII Mun. Tor de Cenci /Piazza Bertani - PD Torrino - Piazza Caffè Palombini
XIII Mun. Pontile di Ostia - Infernetto- Circolo PD Dragona
XV Mun. Pd Portuense- Via del Trullo
XVI Mun. Via Vipera - Via Capasso
XVII Mun. Piazza Mazzini
XVIII Mun. Pd Casalotti- Piazza Irnerio
XIX Mun. Piazza della Balduina - Palmarola-Torrevecchia
XX Mun. Piazza di Ponte Milvio - Prima Porta - Cassia(Tomba di Nerone)
Tags: a sinistra, ARIANNA VANNOZZI, FRANCESCO SCOPPOLA, MARIA CRISTINA GIUSTINIANI, PD, PRIMARIE, SEBASTIANO BUCCI
Le primarie devono essere aperte anche ai non iscritti.
Le primarie devono essere aperte anche ai non iscritti.
Se le primarie saranno limitate ai soci/tesserati si riprodurrà inevitabilmente la ripudiata geometria delle ex apprtenenze e delle correnti, solo le primarie aperte garantiranno la libera e democratica espressione popolare e quindi la costruzione di un Partito Nuovo e veramente democratico.
Predicare il rinnovamento e praticare la vecchia maniera non è un buon inizio per un Partito Nuovo!
Ecco dove nasce la questione politica che porterà al prossimo congresso.
Un errore fatale non fare le primarie
L’articolo di Tocci apparso oggi in cronaca di Roma dell’Unità è una prima seria riflessione sulle ragioni del voto romano che ha consegnato il Campidoglio alle destre. Le ragioni come sempre sono tante e non univoche, interne al ns modo di essere e esterne date dai contesti economici e sociali di riferimento. E tuttavia l’articolo di Walter Tocci su due punti mi sembra assolutamente condivisibile e meritevole di approfonimenti: il partito delle primarie che rinuncia al suo codice genetico per una scelta calata dall’alto, le periferie urbane e metropolitane, quelle che attendono ancora dal 1995 i cantieri dei tanto decantati Articoli 11, quelle dei condoni edilizi non rilasciati a 14 anni dall’istituzione dell’Ufficio Spèciale per il condono…etc..Mi sembra una riflessione dura ma necessaria a cui servirebbero i contributi di tanti di noi…Un saluto affettuoso e combattivo
Giovanni Carapella
Un errore fatale non fare le primarie
di Walter Tocci.
Ora non è più l’amministrazione a costruire consenso: tocca al Pd
Dovevamo fare le primarie, non i sondaggi, per scegliere il candidato sindaco, anche se i tempi erano stretti. Le abbiamo inventate noi e abbiamo reso esigente l’elettorato, appena torniamo al vecchio modo togliamo qualcosa alla nostra politica. Poi la riproposta del vecchio sindaco ha smentito l’altra parola d’ordine del PD, quello del rinnovamento della classe politica, facendo dimenticare così perfino i meriti di Rutelli sindaco. In tanti, me compreso, non abbiamo capito in tempo l’errore, mentre con le primarie, magari estese anche ai parlamentari, potevano succedere due cose: o si esprimeva la critica dell’elettorato e avremmo capito oppure se Rutelli le vinceva avrebbe poi vinto anche le elezioni.
Perché la cosa che ha infastidito di più è stata la pretesa di una classe dirigente di decidere al suo al suo interno il successore, come se la città le appartenesse per sempre. E invece Roma va sempre riconquistata e convinta. Altrimenti scatta un sospetto profondamente radicato nell’animus romano. Di poteri che si conservano la città ne ha visti tanti e quando si ripresentano la risposta popolare è lo sberleffo contro la sicumera dei potenti. Sembra proprio una pasquinata di massa quel voto disgiunto che in sessantamila hanno scelto nel segreto dell’urna. “Voi pensate di decidere da soli e adesso vi faccio vedere io” è stato il messaggio che si è diffuso soprattutto negli strati popolari, in un elettorato di sinistra postideologico e disincantato, in ampi settori di protesta contro la Casta. L’epicentro del terremoto si è verificato nell’elettorato dipietrista e grillino, sfiorando la stessa base del Pd e, in parte minore rispetto alle previsioni, anche l’elettorato della Sinistra
Arcobaleno, dove pure vi è stato negli ultimi giorni un forte recupero, che ci ha dato l’illusoria sensazione di una ripresa.
Ora la cosa peggiore che possiamo fare è lo scarico di responsabilità tra di noi. Stiamo attenti a non demolire l’immagine di Rutelli e Veltroni, i migliori sindaci della storia moderna di Roma insieme a Nathan e Petroselli. Scopriremo presto che il loro esempio ci sarà molto utile nella lotta di opposizione, di fronte ad una destra arrivata in Campidoglio con un’intelligente campagna elettorale, ma con una evidente impreparazione di governo, almeno a giudicare da ciò che hanno combinato con la giunta Storace.
Di questo lungo periodo ora dobbiamo fare un serio bilancio autocritico, concentrando l’attenzione proprio sui punti di continuità tra le giunte Rutelli e Veltroni, sui limiti e sugli errori che non siamo mai riusciti a superare. Certo, l’unico rammarico è di non aver svolto questo ripensamento nel momento del massimo consenso, quando potevamo farlo serenamente sulle ali del successo, ma allora purtroppo anche i più timidi tentativi di riflessione erano visti come lesa maestà. Se lo avessimo fatto per tempo avremmo potuto presentare agli elettori un nuovo progetto capace di convincere i romani anche per il futuro.
Il riesame critico spetta prima di tutto a noi che abbiamo amministrato, senza nasconderci nel sociologismo di maniera e nelle banalità politiche, ma cercando di capire cosa non ha funzionato all’interno di quell’esperienza. Accenno qui solo alcuni punti più direttamente attinenti ai fenomeni elettorali, poi col tempo si potranno condurre analisi più ampie.
LA MACCHINASi è parlato molto di decoro e di cura della vita quotidiana. Non esiste un ufficio speciale che possa assicurare il decoro, solo l’efficacia dell’intera macchina amministrativa può migliorare la qualità della vita quotidiana. All’inizio tentammo senza successo una riforma dell’amministrazione, ma già dal secondo mandato abbiamo smesso di provarci. Non siamo mai riusciti a coinvolgere profondamente i lavoratori pubblici nel rinnovamento della città, a premiare i meriti, a valorizzare le risorse civili e professionali. Chi fa bene ottiene un premio dalla propria coscienza e chi fa male è sicuro di poter continuare all’infinito. Così lo sforzo si è concentrato su poche persone, dei veri e propri eroi civili che alla lunga si sono stancati. Molti sono rimasti anche offesi per una sciagurata campagna contro l’assenteismo a pochi mesi dalle elezioni che sparava nel mucchio senza distinguere tra i vizi e le virtù. Nelle aziende municipali è prevalsa l’attenzione agli assetti ist
ituzionali, la famosa holding-comune, piuttosto che la qualità dei servizi. La trasformazione in spa, la collocazione in borsa, le iniziative fuori Roma, l’immagine aziendale sono tutte attività sacrosante, ma spesso occupavano il tempo dei manager più dei servizi ai cittadini. Ad esempio, quando aumenta il dividendo di una società pubblica, è un sollievo per il bilancio comunale ma non è detto che migliori anche la qualità dei servizi. Si è così diffuso un fastidioso impasto di retorica privatistica e inefficienza pubblica.
QUALE PERIFERIA?Ad ogni elezione si riscopre la periferia di Roma ricorrendo a vecchi stereotipi senza vederne i mutamenti strutturali. Esistono almeno tre periferie: quella storica delle borgate create dal fascismo e della speculazione del dopoguerra, la periferia intorno al Gra creata dall’abusivismo e proseguita dall’espansione legale disordinata, la periferia regionale dei tanti romani che, a causa dei costi proibitivi degli alloggi, sono dovuti andare ad abitare nei comuni dell’hinterland. La prima è politicizzata e continua a votare per il centrosinistra, le altre due sono passate a destra per un disagio che ha radici strutturali, anche se si esprime nel linguaggio generico del degrado. È impressionate il dato dei municipi, abbiamo perso in tutte le zone a forte componente abusiva. Negli ultimi trent’anni circa 600 mila romani hanno lasciato la città per andare a vivere nella seconda e terza periferia, come se gli abitanti di Genova si fossero spostati di qualche decina di chil
ometri senza le infrastrutture necessarie. Le nostre amministrazioni non solo non hanno fermato il processo ma lo hanno assecondato costruendo milioni di metri cubi vicino o all’esterno del Gra. In un territorio devastato dall’abusivismo e sprovvisto da una rete urbana si sono create tante monadi isolate tra loro e lontane dal centro.La disseminazione di quartieri nella campagna rende più difficile e costoso il trasporto pubblico e di conseguenza si è aggravato il traffico sulle consolari vanificando anche quei pochi risultati raggiunti con fatica nella politica della mobilità. Inoltre, si è creato uno squilibrio in tutti i servizi urbani, la raccolta della nettezza urbana in un’area molto più vasta, scuole vuote in centro e sovraffollate in periferia, vigilanza urbana sempre più difficile ecc. I vecchi abitanti delle zone abusive hanno visto peggiorare la propria condizione e i nuovi insediati sono costretti a tornare in città per lavorare rimanendo bloccati nell’ingorgo perenne int
orno al Gra.Entrambi hanno sentito la fatic!
a della
vita quotidiana, vivendola con rancore verso la città della vetrina internazionale e dei grandi eventi culturali. L’agitazione della destra ha offerto a quel disagio la falsa coscienza della rivolta contro gli immigrati.
L’ILLEGALITÀ DIFFUSAE proprio sulla sicurezza si è creata la grande confusione elettorale, che non siamo riusciti a chiarire, anche perché non l’abbiamo mai spiegata a noi stessi. In passato abbiamo ripetuto che Roma è una città sicura rispetto ad altre grandi metropoli ed è vero, ma non dimentichiamo che da sempre è stata anche la capitale dell’illegalità diffusa: clientelismo congenito, scarso rispetto delle regole a cominciare dal traffico, abusivismo di ogni tipo, commerciale, pubblicitario, del suolo pubblico e soprattutto edilizio ecc. Circa 800 mila romani abitano in una casa condonata, la più grande conurbazione abusiva europea. Tutto ciò per tanto tempo è stata la condizione normale della città, assecondata dagli interessi di una certa economia sommersa, tollerata da un certo spirito pubblico levantino, accarezzata dalla classe politica e consentita dalle inefficienze di tutte le forze dell’ordine, sia comunali sia statali. Quando però su questa vecchia Roma provinciale e il
legale irrompe l’immigrazione e, negli ultimi tempi, anche una criminalità esogena salta il vecchio equilibrio e si aprono tensioni inedite. L’ambulante di un tempo, l’urtista veniva chiamato, era una figura popolare, ma il suk dei clandestini davanti alle stazioni diventa inaccettabile.
Perfino il cittadino della borgata che ha ottenuto il condono non tollera che un estraneo ricominci a costruire abusivamente una baracca. Proprio le tensioni nuove dell’immigrazione costringono Roma a fare i conti con il vizio antico dell’illegalità diffusa, altrimenti non vi sarà mai la sicurezza. La sicurezza è inseparabile dalla legalità. Il rispetto delle regole non può valere secondo il colore della pelle: o vale per tutti i cittadini o non è legalità. Qui è la differenza tra destra e sinistra. Quando dicemmo agli abusivi di smetterla perché la città non sopportava più quello scempio e conseguentemente andammo a demolire palazzine senza licenza i consiglieri di Alleanza Nazionale minacciarono di darsi fuoco in segno di protesta.
Roba da matti! Noi di sinistra ci siamo fatti dare lezioni di sicurezza da una destra che ha sempre fomentato gli istinti illegali della società romana. E lo stesso paradosso vale anche nella politica verso le forze dell’ordine, di cui la destra ha sempre accarezzato le chiusure corporative che sono alla base delle inefficienze di quelle organizzazioni. Noi, d’altro canto, non siamo riusciti a valorizzare la professionalità di vigili, poliziotti e carabinieri in una prospettiva di crescita della sicurezza.
AMMINISTRAZIONE E PARTITIOra dobbiamo riprendere il filo delle riforme, dall’opposizione, con tanta umiltà, a contatto quotidiano con la vita popolare, con la testa rivolta al futuro. Non partiamo da zero, abbiamo tante risorse disponibili, a cominciare dalla bella vittoria di Nicola Zingaretti, il quale ha guadagnato sul campo la funzione di leader del Pd romano. Intorno a lui può crescere una nuova leva di amministratori da tenere pronta per il futuro, c’è un’ottima squadra di consiglieri comunali e anche nei municipi ci sono molte forze fresche. La mia generazione deve fare un passo indietro per aiutare il rinnovamento.
In passato i successi dei sindaci hanno coperto le carenze dei nostri vecchi partiti che sapevano solo raccogliere i consensi creati dall’amministrazione, ma non riuscivano a produrne di nuovi tramite l’organizzazione politica. Ora ciò non sarà più possibile, dovremo tornare a fare politica, non solo amministrazione. Abbiamo il partito democratico per questo. Pur nella sconfitta cocente e amara possiamo dire di essere caduti in piedi perché abbiamo a disposizione quel Pd che non ha ancora dispiegato le sue potenzialità. Starà a noi dimostrare che è davvero una forza originale e necessaria per il futuro di Roma e dell’Italia.
*Deputato Pded ex Vicesindaco di Roma
Tags: errori, PD, PRIMARIE, tocci





