L’EUROPA PROGRESSISTA, COMUNITARIA E SOLIDALE
Associazione “A sinistra”
L’EUROPA PROGRESSISTA, COMUNITARIA E SOLIDALE
Ne discutono:
P. FASSINO, A. BIANCHI, F. CRUCIANELLI, S. GENTILI, N. MANCA, P. NEROZZI, C. RONGA,V.VITA .
Coordina: P. ACUNZO
Venerdì 15 maggio, h. 15
Roma, ex Hotel Bologna
Via Santa Chiara, 4
Tags: DAS, Piero Fassino, Sergio GENTILI, Vincenzo VITA
Assemblea Democratici A Sinistra DAS, intervento di Vincenzo Vita

E’ doveroso ribadire una verità: il futuro del partito democratico è, sarà, a sinistra. O non sarà. Si è rivelata infondata l’ipotesi di considerare il pd un generico, eclettico contenitore: neocentrista, culturalmente leggero, “decostruito”, incapace di decidere sui punti più delicati. E l’associazione ‘A sinistra’, impiantata com’è nel partito pur guardando anche all’esterno dei recinti della politica classica e della rappresentanza parlamentare, nonché alla sinistra-sinistra, dovrà avere un peso di primo piano. Nel definire i contorni della nuova fase che si è aperta sarà inevitabile serrare il confronto sui punti essenziali “costituenti” -all’ancoraggio al socialismo europeo, alla priorità per la questione sociale, alla laicità delle istituzioni, alla valorizzazione delle differenze di genere, alla tutela dei valori costituzionali, al riformismo dei diritti e delle libertà, al radicamento territoriale, all’importanza delle culture critiche di fronte all’involuzione pan televisiva - per rimodellare i contorni di una soggettività in crisi. Perché di crisi si tratta. Senza accedere a tentazioni distruttive, di mera rassegnazione, dobbiamo riconoscere che l’ipotesi del partito democratico si è rivelata inadeguata, pur sostenuta dalla appassionata interpretazione di Walter Veltroni che salutiamo e ringraziamo. Ora, per evitare ogni continuismo, è bene tenere aperta la domanda sulla natura dell’impresa cui stiamo partecipando: è da ri-costruire su basi nuove o non regge “ontologicamente”. Abbiamo scelto, appoggiando limpidamente (pur con dubbi e preoccupazioni) la segreteria di Dario Franceschini, di scommettere ancora sul pd. Tuttavia, non “sine die”.
Per questo, dopo l’indispensabile cimento - da condurre tutti insieme, al meglio - delle prossime scadenze elettorali, sarà improrogabile il confronto congressuale. Al riguardo, va detto che è necessario correggere alcune parti dello statuto, per frenare la deriva plebiscitaria, che ha corrotto lo spirito iniziale delle elezioni primarie. La sinistra farà la sua parte: un impegnato documento congressuale, la riflessione al momento debito dei nomi delle eventuali candidature. Non siamo parte di nessuna tifoseria. Ora il segretario è Franceschini. Domani discuteremo seriamente, a cominciare dai contenuti e dal progetto di partito, senza pre-concetti, ma con pari dignità. Anzi, uno dei punti più felici del discorso tenuto all’assemblea costituente dal neosegretario - oltre al giusto chiarimento sulla laicità - ha riguardato proprio il ruolo del pluralismo interno, da intendersi non come una cortese concessione, bensì elemento costitutivo del nostro lavoro politico.
Le conclusioni della nostra giornata sono i capitoli dell’ordine del giorno conclusivo, dai caratteri inediti della crisi capitalistica ai temi della vita del pd, ai quali va aggiunta - però - una sorta di post-fazione. Innanzitutto, proprio la crisi dello, nello sviluppo ci invita a considerare la tragedia in atto l’occasione per un ripensamento profondo dei modelli di sviluppo e di vita. Dei costumi e dei caratteri culturali. Serve, per riprendere la brillante affermazione di Al Gore contenuta nel primo numero della versione italiana della rivista ‘Wired’ ( la vecchia-giovane bibbia degli internettisti) “possiamo creare una nuova ecologia delle notizie”, da immaginare come criterio generale. E serve ricordare lo straordinario imput che ci offrì più di trent’anni fa Enrico Berlinguer al teatro Eliseo di Roma, quando ci disse che la “crisi è una grande occasione di trasformazione”. Non è una crisi come tante altre. E’ il venir meno della stagione del capitalismo liberista, speculativo, finanziario: morti e feriti disseminati in tutte le pieghe dell’universo. E la crisi del capitalismo? No, ma il riassetto sarà serio, lungo e complesso. Per di più, la crisi si innesta con il transito verso l’economia informazionale, l’economia dei beni immateriali. E dentro la tumultuosa parabola della globalizzazione, con i risvolti drammatici delle nuove forme di xenofobia e di localismo corporativo.
Una via di risposta sta nelle linee avviate da Obama, che in Italia pure la sinistra sta sottovalutando, cui va riconosciuto di aver impresso al nuovo millennio il segno di un’inedita volontà di Welfare allargato e di riconsiderazione dei “common goods”. L’altra via è, purtroppo, proprio quella italiana, di Berlusconi: autoritarismo soft, attacco alle autonomie dei vari apparati dello stato, censure, sottoculture di massa, allucinazione consensuale. Liberismo assistito. Nessuna misura davvero anticiclica, a partire dall’investimento, pressoché assente, in infrastrutture immateriali e nei saperi. Anzi: tagli, tagli, tagli….
Di qui, dalla battaglia “antiberlusconiana” (altro che “no”, è la premessa per ridefinire un nuovo senso comune, come ci ha insegnato Gramsci), si può affermare una aggiornata tendenza riformista.
L’altra considerazione da premettere è il senso aggiornato, non moralistico bensì intrinsecamente politico, della questione etica. Alla caduta delle narrazioni e dei sistemi teorici del novecento, al crollo del’abbaglio liberista o del riformismo addolcito e complice si può e si deve sostituire una fortissima etica pubblica. L’etica, nel senso forte del termine, oggi è la politica, da ricostruire dopo la stagione della decostruzione, impastando i filoni più alti delle nostre provenienze (se Moro e Berlinguer avessero pensato loro a costruire il pd…..), con il meglio delle nuove culture offerte dalla “rete”, un po’ radicali e un po’ libertarie, dentro una base liberale e socialista. A sua volta da rimettere in circolo su basi nuove. Per una sinistra nuova, che stia nel pd e che si ricomponga al suo esterno.
Roma, 7 febbraio 2009
Vincenzo Vita
Tags: Vincenzo VITA
Testamento biologico, intervento di Vincenzo Vita al Senato della Repubblica

Signor Presidente, signora Sottosegretario, colleghe e colleghi, il titolo che mi piace dare a questo intervento è forse apodittico, ma, dopo aver studiato con qualche cura i testi, riflessivo: ripensateci, fermatevi, prima che si perda una grande occasione.
Attorno al tema del testamento biologico, più in generale a quella categoria che in altre stagioni fu immaginata, da pensatori come Foucault, in ben altre tinte, cioè la biopolitica, si è purtroppo manifestata una sequenza mediatica che ha reso costrittivo un dibattito bisognoso di ben altro agio e di coscienze assai più serene.
Il testo finale approvato dalla Commissione Sanità, a prescindere dal giudizio politico e di merito, richiede per la sua evidente incongruenza in più parti, una profonda - avrebbe detto qualche autore di grande importanza - risciacquatura in Arno.
È un testo pieno di aporie, di contraddizioni, che certo è vero, come hanno rilevato alcuni autorevoli colleghi, cambia non poco rispetto al primo testo che fu proposto in quella sede.
Tuttavia, non solo non risolve ma accentua le ambiguità trasformandole in tanti punti negativi che l’opposizione ha segnalato.
Di fronte ad un dibattito intriso di questa vocazione, la moralità, si può incorrere in quello scomodo dilemma che ci sottolineò molto acutamente Rousseau, per cui l’azione morale consiste nella manipolazione distaccata di norme verso le quali non si nutre alcun impegno personale, se non del tutto astratto.
Quindi, tutto questo diventa una forma particolarmente brutale e autoritaria di esternalismo morale, che trasforma quest’ultima in retorica e avvolge testi che non hanno nella coscienza soggettiva più di tanta moralità. Tanto è vero che lo stesso dibattito sulla morte e sulla vita ha fatto colossali passi avanti rispetto ad una sorta di tematizzazione rudimentale nella quale qualche volta pare di scorgere sembianze perigliose.
Dibattito che riguarda la scienza, meglio ancora la tecnologia, perché non sempre le tecniche sono avvolte e governate dalla scienza. Qualche volta - notò un famosissimo informatico, Bill Joy, allora vice presidente di Sun Microsystems - le tecniche più evolute (le nanotecnologie, ad esempio) travolgono le stesse previsioni scientifiche.
Un’astratta visione del rapporto tra la scienza e la vita può portarci a questa bizzarria per cui, per un verso, la sofisticazione tecnologica porta con sé armi di distruzione sempre più accurate e, per l’altro, una sorta di appello post morale ad una scienza che potrebbe tenere in vita un corpo; ma quale?
Il corpo è la sua mente.
Un grande biologo, Humberto Maturana, ammonisce che la vita è un processo cognitivo. Questo è il grande tema, che nulla ha a che vedere con la religione, la laicità.
Cosa c’entra essere laici o religiosi, quando si è di fronte ad una sequenza della storia per cui qualche decennio fa, per uno stesso male, si moriva molti anni prima, ora si muore ad una certa soglia dell’età anagrafica e magari domani si morirà ad una soglia ulteriore. Ma tutto questo cosa ha a che vedere con la straordinaria vicenda che ognuno può declinare come ritiene meglio: la vita umana, che è innanzitutto un grande processo cognitivo? E il corpo è la mente, se non vogliamo immaginare il corpo una pura manipolazione estetica o, peggio, una tortura.
La tortura non è solo quella orrenda che ci viene tramandata da qualche immagine dolorosa, ma è anche una più sofisticata forma di predominio autoritario sui corpi.
Questo è il tema che in fondo tutti quanti abbiamo voluto affrontare, ma che questo testo non tocca affatto in modo adeguato lasciando aperti, imperterrito, gli interrogativi posti dall’opposizione. Ad esempio, cosa ha a che vedere l’articolo 1 del testo con l’articolo 32 della Costituzione, essendo l’articolo 1 una bizzarra riarticolazione di un testo così chiaro? La Costituzione, tra gli altri pregi, ha quello di essere un testo davvero scritto bene, a differenza di questo. Una frase apparentemente innocua “riconosce e tutela la vita umana quale diritto inviolabile e indisponibile” può portare ad ambiguità interpretative del testo.
Le leggi sono fatte per essere interpretate ed è poi l’interprete che decide, non certo l’autore, l’autrice, il collettivo di autori che sta dietro; come per quella definizione - curiosa nella sua reiterazione - di alimentazione e idratazione, diventati termini simbolici, metaforici, che poco hanno a che vedere con il fatto amaro, drammatico e reale contenuta nel comma 6 dell’articolo 3.
Tutto questo per dire che, a differenza degli altri Paesi, siamo indietro, anche qui, legiferando in maniera un po’ bizzarra con un articolato che davvero non va bene. Qualche ripensamento, qualche momento di riflessione sarebbero indispensabili; anche perché c’è da considerare che proprio l’articolo 32 della Costituzione non impone alcun dovere nel curarci.
La nostra dignità può anche essere questa, ma il testamento biologico, nella sua versione originaria e autentica, significa proprio che ognuno di noi può liberamente scegliere. Lungi da me dare giudizi di ogni tipo su chi ritiene di fare una scelta piuttosto che un’altra, ma ognuno deve essere, per l’appunto, libero, e guai ad incamminarci in un territorio ambiguo e difficile. Anche “eticamente”, l’etica oggi è fondamentale nella e per la politica - dobbiamo saperlo - dopo la fine delle ideologie.
Ma guai ad avventurarci in un campo in cui si danno giudizi, appunto, etici proprio perché non è etico dare giudizi su questioni totalmente soggettive. La salute è un bene primario, che riguarda la scelta della persona interessata: quando può, con un testamento preventivo biologico serio e rigoroso, con delle banche dati reali o, eventualmente, su valutazione di un consesso che ha, nella famiglia, nei conoscenti, nelle persone care, nel medico, figura rilevantissima ed intellettuale, mediatore fondamentale in questa vicenda, il punto terminale.
Il cardinale Villot, che fu Arcivescovo di Parigi, nonché segretario di Stato di Paolo VI, purtroppo scomparve, con tante sofferenze, per un cancro piuttosto cattivo e disse, proprio prima di spegnersi: «Noi sappiamo dire belle frasi sulla sofferenza, io stesso ne ho parlato con calore. Dite ai preti di parlarne solo per conoscenza diretta. Noi ignoriamo ciò che essa è fino a quando, come è successo a me, non ne piangiamo». Ecco il punto: libertà, diritti, tutela della persona nella sua profonda verità cognitiva di io pensante ossia ciò che differenzia gli esseri umani dalle altre specie.
Lo ricorda Stefano Rodotà in tanti scritti fondamentali: il tema che stiamo dibattendo non è un tema da poco, e dunque la bioetica, questa nuova disciplina così complessa, non può mai assumere tinte autoritarie o impositive, né può essere un mero riflesso di un’emergenza drammatica, per la quale tutti abbiamo pianto.
Guai, dunque, ad immaginare queste leggi come normative di eccezione: devono riguardare una nuova soglia della cittadinanza; questa è la sfida che riguarda tutti quanti, qualunque sia la propria religione, laica o credente e quale sia il rapporto con la tecnica, quale sia lo stadio di evoluzione di una civiltà
La persona deve prevalere nella sua complessità e nel suo ruolo fondamentale e quindi, proprio nel quadro delle norme costituzionali sulle libertà della persona e sulla salute, il grande diritto da tutelare è proprio quello che attiene all’autonomia del soggetto, che riguarda anche quell’atto che fa parte della vita, la regolazione della propria morte. Tutto questo non ha nulla a che fare con l’eutanasia; in quel caso sarei non solo contrario, ma avverso a qualunque scivolamento in tal senso.
Ciò che si chiede qui è di tenere conto di una verità che la storia ci ha messo in faccia, proprio per la sua evoluzione scientifica, che tanto distanzia questo periodo da quello in cui si moriva a 20, a 30 a 40 anni, cioè il fatto che noi possiamo, ad un certo punto, avere una nostra autonoma dialettica con la scienza, capire qual è il grado di sopportazione della sua evoluzione tecnica, non esserne succubi e se qualcuno rifiuta, come i testimoni di Geova, di essere trasfuso o se, come è successo anche recentemente, qualcuno decide che l’amputazione di una propria gamba è un insopportabile guasto della propria dignità, tutto questo va rispettato.
Poi si può anche fare l’opposto ed immaginare di poter proseguire la propria vita vegetativa, per così dire naturale, per un tempo lunghissimo, anche attraverso un sondino, ma deve essere una libera scelta.
Così è stato anche in altri Paesi e così è in un dibattito che, se spogliato dalle polemiche di un tempo troppo angusto in cui il confronto invece sta avvenendo ora, se riconsegnato a quella straordinaria opportunità della politica, che è quella di non occuparsi solo della propria quotidianità e sopravvivenza di ceto, bensì del grande interesse collettivo, nel tempo, però, e non solo in uno spaccato limitato e limitativo: cioè la bellezza di poter ergersi a grande teoria della storia. Questo è l’elemento alto della politica: guidare i processi, saperne cogliere la maturazione, non esserne invece subalterni e schiavi.
Questo Senato troppe volte ha subìto la decretazione d’urgenza, persino il voto di fiducia su materie di grande rilievo. In questa circostanza, invece, il Parlamento che legifera, che sa anche interagire, che non prende gli interventi di ognuno di noi come delle pratiche da evadere, come una inesorabile teatralità, sia, invece, frutto di un confronto intellettuale e collettivo, di una voglia di capire che cosa è la scelta che stiamo compiendo, quale è il suo grado di mediazione storica.
Dobbiamo invece avere l’ambizione come Assemblea rappresentativa di parlare con la storia, cercando di porvi non un rimedio di qualche ora o di qualche anno, ma qualcosa in più: il segno di una nuova, grande pratica collettiva.
Vincenzo Vita
Roma, 19/3/09
Tags: Vincenzo VITA
ASSEMBLEA ASSOCIAZIONE A SINISTRA CAMPANIA
VENERDI 20 FEBBRAIO 2009
Palazzo Sant’Agostino SALERNO – ore 17.00
Aula del Consiglio Provinciale
ASSEMBLEA ASSOCIAZIONE A SINISTRA CAMPANIA

Costruire una risposta alla crisi economica e sociale
Presenziano dal Coordinamento Nazionale di “A Sinistra”:
Paolo NEROZZI, Vincenzo VITA, Carlo GHEZZI, Sergio GENTILI.
Intervengono: Tino IANNUZZI – Segretario Regionale PD, Michele FIGLIULO – Segretario Provinciale PD,
Alfonso ANDRIA – Ministro governo ombra, Angelo VILLANI – Presidente Provincia di Salerno
Coordinano: Mimmo VOLPE – Presidenza Nazionale “A Sinistra”
Peppe RUSSO – Consigliere Regionale PD
Partecipano:
Nicola ODDATI, Gennaro MIGLIORE, Pino CANTILLO, Gennaro GIORDANO, Franco TAVELLA, Gigi PERIFANO, Antonio GRASSO, Ciro CACCIOLA, Bernardo ANNECHIARICO, Emilio LANFRANCO, Francesco IOVINO, Iuri BERVICATO, Franco ELETTO, Elio BUONO, Aldo AMORETTI, Ciro SARNO, Elisabetta GAMBARDELLA, Raffaele GALANO, Sergio SORRENTINO, Salvatore GUERRIERO, Nello CUOMO, Francesco TAGLIATELA, Enzo ASCIONE, Paolo ISMENO, Silvio VANACORE, Gianpaolo LAMBIASE, Franco Massimo LANOCITA, Palmino CORNETTA, Angelo FLAMMIA, Michele GENUA, Mauro CALATOLA, Andrea CANTIELLO, Aldo TRIONE, Gaetano ARAMO.
LE FORZE POLITICHE E SOCIALI SONO INVITATE A PARTECIPARE
COORDINAMENTO REGIONALE “A SINISTRA”
Tags: a sinistra, Sergio GENTILI, Vincenzo VITA





